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Manuale del diritto delle arti e dello spettacolo: completezza ed interdisciplinarietà in un’opera attesa da tempo.

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Palais de Justice Rome Cour suprême de cassation

Manuale del diritto delle arti e dello spettacolo: completezza ed interdisciplinarietà in un’opera attesa da tempo.

Una delle prime impressioni che si avvertono allorquando ci si accosti al Manuale di diritto delle arti e dello spettacolo, a cura del Prof. Avv. Fabio Dell’Aversana, edito da Aracne, è il senso di completezza, di fonte ad una disciplina da molto tempo ritenuta minore e non degna di considerevole autonomia.

Può, quindi, ritenersi rivoluzionario lo scopo degli autori, consistente nell’offrire una solida base disciplinare per coloro che si approcciano allo studio delle arti e dello spettacolo.

Come si può leggere, invero, anche nell’introduzione, laddove vengono esplicitati gli obiettivi dell’opera,  “il diritto delle arti e dello spettacolo è stato a lungo considerato poco interessante, sia da parte degli operatori giuridici, sia da parte degli stessi artisti, colpevoli di non aver saputo valorizzare la funzione che la Costituzione affida alla cultura e all’arte. In particolare, l’assordante silenzio dei giuristi – interrotto, in verità, da alcuni contributi di grande pregio – ha concorso in maniera decisiva all’abbassamento del livello di tutela degli artisti”.

Un silenzio, dunque, da ritenersi privo di senso, in una Paese civile che, come il nostro, è ricco di potenziale artistico di immenso valore e che, come delineato nel testo, potrebbe fondare il proprio motore di crescita sulle arti e sullo spettacolo.

Un manuale, perciò, molto atteso, al fine di colmare tali ingiustificate e profonde lacune.

La spinta motivazionale degli autori è quella di formare una acuta generazione di artisti e giuristi che sappiano coniugare il valore profondo e lungimirante di tale disciplina.

Un passaggio importante in tale testo è, infatti, quello che porta alla luce le profonde similitudini tra arte e diritto. Entrambe le discipline sono volte a fornire esegesi del materiale, a volte nudo e impersonale, che si offre all’interprete, il quale non manca, sovente, di animare lo stesso con un’attività creativa ed evolutiva della materia.

Non può, poi, sottacersi l’altro elemento che, già ad una prima lettura del manuale, emerge con una forza massiccia. Si tratta dell’interdisciplinarietà con cui è affrontato il diritto delle arti e dello spettacolo. Un’interdisciplinarietà innestata in ogni capitolo del testo.

I numerosi angoli prospettici, invero, da cui è trattato il diritto delle arti e dello spettacolo sono considerevoli e sorprendenti agli occhi del giurista o dell’artista meno esperto: si spazia dal profilo costituzionale a quello giuslavorista, da quello penale fino quello tributario o amministrativo, dal marketing fino a riflessioni filosofiche.

Più nel dettaglio, nel primo capitolo si offre una prospettiva costituzionale, dando atto delle fonti della materia. Dopo una rapida carrellata delle varie fonti del diritto e degli appigli costituzionali che il diritto delle arti e dello spettacolo trovano nell’attuale sistema ordinamentale, si passa ad analizzare, più nello specifico, lo spettacolo come espressione di libertà.

Appassionante risulta a tal punto lo spazio dedicato alla libera manifestazione del pensiero e al come, attraverso le arti e lo spettacolo, si esprima al meglio la personalità dell’individuo. Una libertà, dunque, che neanche lo Stato può negare. Come si legge, infatti, nel testo “il soggetto pubblico non può in alcun modo affermare o negare il carattere artistico di un’opera senza compiere quella indebita intromissione nell’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero del soggetto che va sotto il nome di censura. A questo punto, si comprende perché l’art. 21 cost. rappresenti un baluardo di fondamentale importanza, anche nel diritto dello spettacolo: in buona sostanza, questa norma garantisce all’artista la possibilità di esprimere le proprie idee anche qualora esse siano disapprovate dal soggetto pubblico, come avviene nel tipico esempio della satira politica”.

Viene poi affrontata un’interessante tematica concernente il sapiente equilibrio, conseguente ad un bilanciamento di valori, in cui l’operatore del diritto si imbatte sovente, tra espressione artistica e propaganda politica. In tale sede, non si manca di evidenziare che costituisce attività basilare, nell’approcciarsi ad ogni tematica inerente alle libertà in generale, quella che riguarda la perimetrazione dei confini tra le stesse, in modo tale da garantire a tutti i soggetti una pari visibilità. Si dice, invero, che “la forma artistica della propaganda politica non può influire sulla reale portata del contenuto della manifestazione del pensiero che viene in rilievo: quest’ultima, infatti, conserva il carattere politico, la cui presenza è elemento di indubbio rilievo al fine concludere circa l’applicazione della normativa sulla par condicio.”

Un altro punto di particolare considerazione risulta quello che affronta il ruolo dello Stato nei confronti della cultura, come delineato nell’art. 9 Cost. Secondo l’Autore “la norma esprime in maniera unitaria quale sia il ruolo della Repubblica, sia in ordine alla tutela che alla valorizzazione incessante delle esperienze culturali: entrambi gli aspetti, infatti, rappresentano strumenti indispensabili per consentire il pieno sviluppo della persona umana, presupposto per un’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Risulta, perciò, a parere di chi scrive, saggia la scelta dell’Autore di affrontare la tematica, inerente allo studio delle fonti, con uno sguardo volto alle libertà di manifestazione della propria personalità, al ruolo dello Stato nella tutela e valorizzazione della cultura, delle arti e dello spettacolo, non mancando di far cogliere al lettore, nella trama complessiva dell’opera, spunti per l’accrescimento e il rafforzamento di tale impegno di valorizzazione. Ciò emerge evidente, allorquando si sottolinea la forza trainante che la cultura potrebbe avere per l’economia.

L’opera prosegue, poi, nel capitolo successivo, con la perimetrazione di concetti chiave, come la nozione di arte, di bene culturale, dello spettacolo come prodotto culturale. Si passa in rassegna anche il profilo storico, soffermandosi sulla nozione di estetica, sul senso del bello, offrendo una prospettiva diacronica al tutto.

Già dalla lettura di questo capitolo si può cogliere con evidenza il carattere di interdisciplinarietà innanzi richiamato. Non solo diritto, dunque, ma prospettive dinamiche ad un medesimo oggetto d’indagine.

Gli appassionati di tale disciplina potrebbero trovare interessante l’approccio poliedrico, trovandosi a spaziare per concetti anche filosofici – come l’estetica, il senso del bello – senza rinunciare ad informazioni più dettagliatamente tecniche.

Apprezzabile risulta, poi, la predisposizione della spiegazione di concetti chiave – si pensi alla definizione di bene culturale o di arte – che possono venire in ausilio per coloro che si accostano per la prima volta a tali tematiche.

Il testo prosegue con l’analisi dei vari soggetti e persone giuridiche che operano nello spettacolo: dal manager alle istituzioni concertistiche-orchestrali, dalle società alle fondazioni. Viene offerta anche una definizione di ciò che si intende per pubblico, evidenziando i nuovi soggetti fruitori che, grazie ad internet, stanno emergendo.

Risulta degno di considerazione lo sforzo di contestualizzazione del diritto delle arti e dello spettacolo. Si procede, cioè, non solamente ad offrire una disciplina degli istituti e delle norme riguardanti lo stesso, ma si coglie l’occasione per evidenziare l’emergere di nuovi protagonisti nella scena. Si fa riferimento ai nuovi soggetti e alle nuove modalità di fruizione con cui la generazione digitale si trova  a fare i conti. Ciò è affrontato nel testo non solamente sottolineando la nascita di nuove esigenze e nuovi protagonisti, ma, altresì, non mancando di marcare l’evoluzione che determinati concetti stanno subendo. Si pensi, invero, al concetto di pubblico innanzi richiamato. Nel testo, infatti, si sottolinea che tale nozione sta assumendo una dimensione nuova: una nozione di pubblico che trascende i confini spazio-temporali di una volta: ben potendo gli utenti trovarsi in zone diverse del globo e assistere a rappresentazioni anche on demand. Nuove esigenze, dunque, che richiedono risposte al passo coi tempi.

È questo uno dei pregi di tale opera. Quello, cioè, non solo di essere un vademecum per i giuristi o gli artisti che si trovano ad affrontare la disciplina del diritto delle arti e dello spettacolo, ma di essere anche uno strumento di riflessione, per il soddisfare le nuove esigenze che il mondo, sempre più globale, sempre più veloce e vicino, ci detta costantemente.

Un’opera quindi non avente solo valore didattico, ma dedicata, altresì, agli operatori del diritto e, in particolar modo, anche al legislatore, affinché sappia cogliere tali spunti e tradurli poi in norme idonee a garantire un livello di tutela adeguato.

Nei capitoli successivi, si affronta, più nel dettaglio, l’aspetto privatistico della materia. Si analizza la disciplina dei vari contratti che vengono in rilievo: si pensi alla sponsorizzazione, al contratto di edizione, a quello di rappresentazione ed esecuzione ecc.

L’approccio è quello di delineare i punti fondamentali dei vari istituti, in una prospettiva integrata, mirante, cioè, ad offrire sia una base di studio avente valore didattico, sia un’agevole rappresentazione per gli operatori del diritto che si trovano ad affrontare tali tematiche settoriali.

L’attenzione si incentra, poi, nel capitolo V, sul profilo più spiccatamente giuslavoristico, delineando i vari contratti di lavoro possibili nell’ambito artistico, rilevandone la natura speciale rispetto alla disciplina generale. Si legge, infatti, nel testo che occorre “ riconoscere ai rapporti di lavoro nello spettacolo una definizione di specialità intesa come integrazione, e non deroga, alla disciplina generale dei rapporti di lavoro subordinato o autonomo in considerazione dei particolari tratti che ne delineano i contorni e che maggiormente si rinvengono in quella porzione di lavoro dello spettacolo qualificata come lavoro artistico. In questo caso infatti non si tratta solo di enucleare una disciplina applicabile diversa da quella generalmente prevista ma prendere atto che aspetti fondamentali del rapporto di lavoro (ad esempio istituti quali la retribuzione e lo scioglimento del rapporto) divergono in maniera significativa dallo statuto tipico applicabile al lavoratore subordinato.”

Si affrontando poi in tale sede anche l’aspetto della tutela previdenziale ed assistenziale; utile non soltanto per un approccio teorico, ma che vuole essere d’ausilio anche agli addetti ai lavori.

Degno di concreto interesse è, altresì, l’aspetto concernente le autorizzazioni amministrative e quello riguardante i regimi fiscali. Si delineano le varie imposizioni, le agevolazioni che ineriscono al settore dello spettacolo. Come si nota, da ciò emerge evidente anche la composizione di destinatari l’opera vuole raggiungere..

Non viene, poi, tralasciato il contesto comunitario ed internazionale nel quale ci si trovi ad operare. Si evidenzia che l’arte non ha confini e perciò si offre una panoramica delle regolamentazioni operanti fuori dai confini nazionali che, tuttavia, si riverberano nel nostro sistema ordinamentale.

In tale sede, si vogliono delineare i vari approcci attraverso i quali l’ordinamento comunitario e internazionale trattano il diritto delle arti e dello spettacolo. Si parte dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, offrendo un’esegesi degli artt. 27 e 19. Si legge infatti che la prima norma “proclama la necessità di tutelare la creatività e la crescita culturale, artistica e scientifica, nella consapevolezza che essa è importante al pari dell’istruzione in senso stretto ai fini del progresso sociale. Non è certamente un caso che la norma che qui si commenta sia immediatamente successiva a quella che tutela il diritto all’istruzione, che del pari mira a promuovere lo sviluppo della personalità umana.

Si prosegue, poi, affermando che “l’arte e lo spettacolo non sono altro che una manifestazione della libertà riconosciuta dall’art. 19, in quanto attraverso l’arte l’uomo non fa che esprimere le sue idee e renderne partecipe la collettività, contribuendo al suo progresso sociale e culturale. Non può, dunque, ipotizzarsi uno studio della norma che tutela da un lato le arti e il progresso scientifico e dall’altro il diritto d’autore senza fare riferimento anche alla libertà di espressione, che attraverso l’arte prende forma e consistenza nel mondo esterno.”

 Dopo l’enucleazione delle varie convenzioni internazionali nel settore in argomento, si passano ad analizzare le norme comunitarie di riferimento e le varie direttive inerenti alla materia.

Si rileva altresì l’attento incremento delle norme a tutela dell’arte in tutte le sue forme e, su un altro piano, anche del diritto d’autore, a conferma del fatto che ormai il diritto dello spettacolo è considerato a tutti gli effetti una disciplina dotata di un’autonoma dignità nel panorama internazionale e comunitario.

Sono presenti anche inviti volti al completamento della procedura di armonizzazione in un delicato, ma trainante settore qual è il diritto dell’arte e dello spettacolo, allo scopo di avere una omogeneità di normativa.

Si conferma, dunque, il contributo di tale opera al panorama dottrinale di riferimento, invocando spunti per il progresso della legislazione vigente in materia.

A tal punto, il manuale continua il suo excursus trattando del diritto d’autore. Anche in tale sede si offrono una serie di nozioni di base per iniziare anche il lettore meno esperto al mondo della proprietà intellettuale o, più in generale, dei beni immateriali.

Si delinea l’oggetto della tutela in materia. Ciò che viene tutelato, si legge nel testo, “accordando al soggetto titolare diritti morali e di utilizzazione economica, è qualunque creazione che sia manifestazione originale della personalità umana, indipendentemente dal suo effettivo valore economico, nonché artistico o letterario.”

Interessante risulta altresì, la disamina dei profili dispositivi di tale diritto. Si procede cioè nella enucleazione dei negozi inter vivos e nell’analisi degli aspetti di diritto successori concernenti il diritto d’autore.

A conferma della poliedricità e della completezza della trattazione vi è la disamina sulla SIAE. Il capitolo in argomento si apre, infatti, evidenziando l’impossibilità di trattare del diritto delle arti e dello spettacolo senza una descrizione della struttura e della funzione della SIAE.

La trattazione risulta particolarmente puntuale nell’evidenziare le singole questioni inerenti tale argomento. Si procede nell’analisi della struttura, del suo ruolo, sull’enucleazione dei soggetti tutelati, sulla tematica inerente alla possibilità per la stessa di costituirsi parte civile nel procedimento penale avente ad oggetto reati che ledono gli interessi, patrimoniali e non, dell’Istituto.

Si conviene dunque su una pretesa esaustività della materia, volgendo lo sguardo alle recenti tematiche che la prassi sta facendo emergere.

Ciò va correlato soprattutto con quella parte dell’opera che tratta della tutela del diritto d’autore in internet. A riprova infatti della circostanza che la trattazione in argomento vuole offrire una moderna chiave di lettura al fenomeno, non trascurando, ma, anzi, sottolineando l’importanza delle nuove tecnologie, che rendono impalpabile e ancora di più immateriale ciò che deve costituire l’oggetto di tutela.

Interessantissimo, a tal fine, è il capitolo dedicato alla tutela del diritto d’autore in internet. Tale tematica offre interessanti spunti in ordine alla coniugazione di principi che, per definizione, sono antitetici tra loro. L’oggetto della proprietà intellettuale viene tutelato da un vero e proprio ius excludendi alios e ciò può sembrare in contraddizione con la diffusività dei contenuti presenti in internet.

L’approccio a tale questione rappresenta una palestra al fine di ricercare un sapiente equilibrio tra opposti interessi e di fornire risposte ai nuovi dilemmi della digital society.

Si legge nel testo che “internet è uno spazio in cui l’esercizio di nuove libertà è reso possibile grazie al pieno riconoscimento dei tradizionali diritti. Pertanto, il blocco dei siti Internet che non trovi la propria giustificazione nell’esigenza di tutelare un altro valore di rango costituzionale rappresenta un’indebita limitazione del diritto di accesso alla rete e deve essere considerata alla stregua della lesione di un diritto fondamentale, in grado di incidere negativamente sull’esercizio di altre libertà fondamentali dell’individuo”.

Orbene, in aderenza a quei principi di esaustività ed interdisciplinarietà che permeano l’intero manuale, è offerta anche una disamina della tutela penale del diritto d’autore, comprendendo anche quei reati di cosiddetta nuova generazione, quali il file sharing.

Non si manca di evidenziare, dopo aver predisposto un’analisi delle varie fattispecie penali che possono venire in rilievo, la sovrabbondanza della sanzione penale.

Si afferma, nel testo, che spesso il legislatore si serve della funzione deterrente della pena ai limiti di quella che parte della dottrina anglosassone definisce overcriminalization, vale a dire una sovrabbondanza di fattispecie penali, peraltro scarsamente coordinate tra loro e con la normativa extrapenale.

Anche in tal campo, dunque, il materiale che l’autore ha a disposizione non viene semplicemente offerto al lettore, ma funge da base per ampliare gli spunti di riflessione, in una prospettiva de jure condendo.

L’opera prosegue con un argomento più settoriale, inerente alle fonti del diritto cinematografico, offrendo uno spaccato della tematica. Si toccano i profili concernenti le opere e le imprese cinematografiche, analizzando la regolamentazione presente in materia: dalla legge cinema alle varie direttive che hanno interessato il settore in argomento.

Ancora, il manuale si snoda attraverso anche un’esegesi delle norme in tema di beni culturali.

Si parte da una definizione di bene culturale, seguendo il solito approccio di offrire una base di riferimento anche per coloro che sono alla prese con tale tematica per la prima volta.

Si delinea la normativa contenuta nel codice dei beni culturali, offrendo una panoramica generale della disciplina contenuta nello stesso. Infine, si procede ad analizzare la struttura e la funzione del Ministero competente (MIBACT).

Ad ulteriore riprova del carattere poliedrico del manuale in argomento è il capitolo inerente il marketing culturale. Si offrono nozioni basilari di economia, al fine di rappresentare le modalità di promozione di eventi culturali, opere d’arte e spettacoli.

Si prendono in analisi diverse variabili che possono invogliare il mercato dei consumatori ad un dato evento: dall’età, alla capacità economica, al livello culturale.

Si tratta dunque di un contributo destinato anche a coloro che operano nel mondo dello spettacolo, allorquando si trovino ad affrontare questioni del genere, non tralasciando l’obiettivo di formare una classe di artisti e giuristi matura ad approcciarsi anche alle variabili più tipicamente commerciali.

A tal punto, viene rappresentato il sistema di Alta Formazione Artistica e Musicale, che comprende varie istituzioni quali le Accademie di belle arti, l’Accademia nazionale di arte drammatica, l’Accademia nazionale di danza, gli Istituti superiori per le industrie artistiche (ISIA), i Conservatori di musica e gli Istituti musicali pareggiati.

Dopo aver delineato un profilo storico, si passa all’analisi della struttura, del ruolo e delle funzioni dei medesimi. Viene puntualmente definito l’organigramma dei AFAM, la governance, il grado di autonomia di tali istituti, non mancando di analizzare la struttura del corpo docente e di offrire prospettive e spunti di riflessione de jure condendo.

Chiude l’opera un capitolo inerente alle riflessioni filosofiche sulla comunicazione artistica. Interessante appare il punto in cui si sottolinea la funzione dello spettacolo come forma di comunicazione e il ruolo del fruitore dell’opera d’arte. Questi non è, come scrive l’autore, “mero destinatario, ma strumento di rielaborazione dell’opera. d’arte. Egli percepisce delle sensazioni, elabora delle valutazioni e attribuisce dei significati. Il suo ruolo non rappresenta soltanto il coronamento di tutto il processo artistico ma è, forse, anche il motore del processo stesso e la risposta ai nostri interrogativi sull’arte e sullo spettacolo.”

Definita così la struttura dell’intero manuale, non possono sottacersi i pregi di tale trattazione, tali da consentir di affermare che è un’opera attesa da tempo.

Orbene, in primo luogo non può mancarsi di evidenziare il respiro multidisciplinare dell’intero testo. Si affrontano questioni differenti, spaziando dall’economia alla politica, dal diritto alla storia, dalla filosofia all’arte.

Si tratta di un valore di non poco conto se si vuole, come l’opera in argomento, avere la pretesa di formare una generazione di artisti e giuristi matura e preparata per affrontare le questioni che emergono in tale settore.

Una visione dunque che coniuga più discipline, con l’ambizione di fornire un testo completo ed esaustivo, tale da rappresentare, da solo, una solida base per lo studio del diritto dello spettacolo.

La trattazione di tutti gli argomenti presenti nel testo si offre come una sorta di vademecum agevolmente consultabile.

Il secondo punto di rilievo dell’opera è quello di poter essere destinato ad una differente classe di fruitori.

Esso può, infatti, rappresentare il manuale base per lo studio del diritto delle arti e dello spettacolo per gli artisti e i giuristi che, nelle università e nei conservatori, si accostano alla disciplina in argomento.

Tuttavia, esso può agevolmente venire consultato dagli operatori del diritto o dello spettacolo che possono qui trovare le risposte per in casi che si troveranno ad affrontare nella loro carriera professionale; evitando, quindi, di doversi barcamenare tra una congerie di testi normativi sparsi qua e là, privi di un ordine sistematico.

Infine, le prospettive de jure condendo e gli spunti di riflessione – che sono, sovente, presenti nei vari capitoli – possono diventare anche un movente per il legislatore per una prospettiva di riforma delle varie tematiche enunziate nel testo.

Va rilevato, altresì, che le riflessioni storiche, filosofiche, sociologiche possono rappresentare un’occasione per i lettori più curiosi che, sebbene non aventi a che fare con le tematiche in argomento, vogliono semplicemente ampliare il proprio bagaglio culturale in un settore di interessante rilievo. Certo, forse questi saranno spaventati dal numero delle pagine, ma, a parere di chi scrive, la piacevolezza dello stile di scrittura dei vari autori, in uno con la spiegazione dei vari concetti che ivi vi si trovano, rendono l’opera idonea anche a tale scopo.

Un manuale tanto atteso, dunque, in una materia troppo spesso sottovalutata, ma che potrebbe fornire prospettive didattiche e lavorative del futuro.

Va dato onore al curatore e ai vari autori per essersi cimentati in questa impresa, riempendo gli spazi lasciati vacanti – se non fosse per qualche autorevole contributo – dalla dottrina.

Si auspica, dunque, che tale testo possa venire utilizzato nelle università, fornendo uno stimolo per l’incremento dello studio del diritto delle arti e dello spettacolo.