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DIRITTO CIVILE. QUANDO POSSONO ESSERE MODIFICATE LE CONDIZIONI ECONOMICHE DELL’ACCORDO DI SEPARAZIONE (le ultime precisazioni della Cassazione)

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Palais de Justice Rome Cour suprême de cassation

DIRITTO CIVILE. QUANDO POSSONO ESSERE MODIFICATE LE CONDIZIONI ECONOMICHE DELL’ACCORDO DI SEPARAZIONE (le ultime precisazioni della Cassazione)

Le condizioni economiche contenute nell’accordo di separazione consensuale dei coniugi possono essere modificate a seguito di procedimento ex articolo 710 c.p.c., richiamato dall’ultimo comma dell’articolo 711, soltanto “qualora sopravvengano giustificati motivi”, applicandosi analogicamente l’articolo 156, ultimo comma c.c .

In mancanza di fatti sopravvenuti giustificativi di un nuovo assetto dei rapporti tra le parti, dunque, la domanda di revisione non può essere accolta.

Questa la statuizione contenuta nella Sentenza della Cassazione Civile, I Sezione, n. 8839 del 30 aprile 2015. Nella fattispecie, la Corte ha cassato il provvedimento emesso dalla Corte di Appello di Bologna che revocava l’obbligo sussistente in capo al marito di versare un assegno mensile alla moglie come “contributo alle spese necessarie per usufruire di idonea abitazione per la figlia e per la signora”. La Suprema Corte ha constatato che la Corte di Appello, avendo accertato l’insussistenza di un fatto nuovo giustificativo della revisione ed avendo anzi espressamente escluso il verificarsi di uno di quelli indicati nella domanda (cioè il peggioramento delle condizioni economiche dell’attore stesso), avrebbe dovuto rigettare quest’ultima proprio per difetto del presupposto della sua proposizione, ai sensi dell’art. 156 c.c.

Cass. Civ., Sez. I, 30 aprile 2015, n. 8839

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FORTE Fabrizio – Presidente

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere

Dott. DE CHIARA Carlo – rel. Consigliere

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da: (OMISSIS) (C.F. (OMISSIS)), rappresentata e difesa, per procura speciale a margine del ricorso, dagli avv.ti (OMISSIS) (C.F. (OMISSIS)) e (OMISSIS) (C.F. (OMISSIS)) ed elett.te dom.ta presso lo studio di quest’ultima in (OMISSIS); – ricorrente – contro (OMISSIS) (C.F. (OMISSIS)), rappresentato e difeso, per procura speciale a margine del controricorso, dall’avv. (OMISSIS) (C.F. (OMISSIS)) ed elett.te dom.to presso l’avv. (OMISSIS) (C.F. (OMISSIS)) in (OMISSIS); – controricorrente – avverso il decreto emesso dalla Corte d’appello di Bologna nel procedimento n. 345/2012 V.G. e depositato il 29 gennaio 2013; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 22 gennaio 2015 dal Consigliere Dott. DE CHIARA Carlo; udita per la ricorrente l’avv. (OMISSIS); udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CERONI Francesca, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’appello di Bologna, accogliendo parzialmente il reclamo ai sensi dell’articolo739 c.p.c. del sig. (OMISSIS), ha riformato il provvedimento con cui il Tribunale aveva respinto la domanda del medesimo di modifica delle condizioni della separazione personale da sua moglie, sig.ra (OMISSIS), previste nell’accordo dei coniugi omologato il 9 febbraio 2010. La Corte ha, in particolare, accolto la domanda del marito di revoca dell’obbligo di versare euro 350,00 alla moglie previsto dall’accordo quale “contributo alle spese necessarie per usufruire di idonea abitazione per la figlia e la signora (OMISSIS)”, motivata dal richiedente con la riduzione della propria capacita’ reddituale e con la sopraggiunta stabile convivenza della sig.ra (OMISSIS) con un altro uomo. Pur rilevando che il reddito del marito non era affatto diminuito, la Corte, interpretato il contenuto dell’accordo a suo tempo stipulato dai coniugi, ha ritenuto che l’obbligo in questione presupponeva che la moglie sostenesse delle spese di alloggio – cui, appunto, il marito era tenuto a contribuire – non dimostrate ne’ allegate in giudizio dall’interessata. La sig.ra (OMISSIS) ha proposto ricorso per cassazione con due motivi. Il sig. (OMISSIS) si e’ difeso con controricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Il primo motivo di ricorso, con il quale si denuncia difetto assoluto di motivazione, e’ inammissibile, dato che le ragioni della decisione sono invece esposte in maniera ben comprensibile nel decreto impugnato. 2. – Con il secondo motivo, denunciando violazione di norme di diritto, (a) si censura l’interpretazione data dalla Corte d’appello alla formula dell’accordo di separazione sopra riportata e (b) si lamenta che i giudici, incorrendo anche in ultrapetizione, abbiano proceduto a tale interpretazione, anziche’ limitarsi a disattendere la domanda di revisione delle condizioni economiche della separazione, una volta accertato il difetto del presupposto della domanda stessa ai sensi dell’articolo 156 c.c., ossia il dedotto peggioramento delle condizioni economiche dell’attore. 2.1. – Il motivo e’ fondato sotto l’assorbente profilo sub (b). Le condizioni economiche dell’accordo di separazione consensuale dei coniugi possono essere modificate, a seguito di procedimento ai sensi dell’articolo 710 c.p.c., richiamato dall’ultimo comma dell’articolo 711, soltanto “qualora sopravvengano giustificati motivi”, applicandosi analogicamente l’articolo 156 c.c., u.c., (Cass. 24321/2007, 3149/2001). In mancanza di fatti sopravvenuti giustificativi di un nuovo assetto dei rapporti tra le parti, dunque, la domanda di revisione non puo’ essere accolta. Da tale principio la Corte di appello si e’ invece discostata, avendo revocato l’obbligo di contribuzione gravante sull’attore senza aver previamente accertato il sopravvenire di alcun fatto nuovo giustificativo della revisione ed avendo, anzi, espressamente escluso il verificarsi di uno di quelli indicati nella domanda (il peggioramento, cioe’, delle condizioni economiche dell’attore medesimo). La Corte e’ inoltre incorsa in extrapetizione, avendo nella sostanza provveduto su un oggetto – la sussistenza in concreto dei presupposti dell’obbligo di versamento del contributo alle spese di abitazione, che e’ cosa diversa dalla revoca del medesimo obbligo – estraneo al giudizio di revisione di cui all’articolo 156 c.c., u.c. e articolo 710 e articolo 711 c.p.c., u.c.. 3. – Il decreto impugnato va pertanto cassato con rinvio al giudice indicato in dispositivo, il quale si atterra’ al principio di diritto sopra indicato e provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimita’. P.Q.M. La Corte dichiara inammissibile il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo nei sensi di cui in motivazione, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’appello di Bologna in diversa composizione. In caso di diffusione del presente provvedimento omettere la generalita’ e gli altri identificativi a norma del Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 52, in quanto imposto dalla legge.